— Raccontate, signor Reich — invitò.

— Ancora l’Uomo senza Volto — disse Reich.

— Incubi?

— Sì, incubi di nuovo. Tentava di derubare una banca. Poi tentava di prendere il treno. Poi qualcuno cantava. Ero io, credo. Cerco di rendervi il quadro meglio che posso. Credo di non aver dimenticato nulla…

— Continuate a non riuscire a identificare l’Uomo senza Volto, signor Reich?

— Come diavolo potrei? Non lo vedo mai.

— Penso che possiate. Solo non volete.

— Ascoltate — esplose Reich in uno scatto ingiustificato di collera — vi pago ventimila dollari all’anno. Se il meglio che potete fare è di esprimere supposizioni idiote…

— Parlate sul serio, signor Reich, o si tratta semplicemente di un sintomo del vostro generale stato di ansietà?

— Non c’è nessuna ansietà in me — gridò Reich. — Non ho paura. Io non ho mai… — Si interruppe, rendendosi conto di tutta la futilità di quelle sue parole, mentre l’abile mente della telespia esplorava la sua mente al di sotto della sua aggressività. — Avete torto, comunque — disse cupo. — Non so di che si tratti. È un uomo senza volto. Ecco tutto.

— Voi sorvolate sui punti essenziali, signor Reich. Bisogna che qualcuno ve li indichi. Tentiamo insieme qualche associazione di parola, prego. Furto.

Gioielli; orologi, diamanti, prigione, depositi, sovrane, casse, verghe, diamente…

— Volete ripetere l’ultima parola, prego?

— È stato un lapsus. Volevo pensare diamante.

—  Non è stato un lapsus. È stato una correzione significativa, o piuttosto un’alterazione. Continuiamo. Pneumatico…

Scompartimenti aereati ad aria condizionata… — Non c’entra.

— C’entra, signor Reich. Si tratta di un inconscio gioco di parole. Leggete ereditati anziché aereati e lo capirete. Continuate per favore.

— Voi intriganti telespie siete troppo furbi. Dunque, pneumatico… ferrovia sotterranea ad aria compressa, velocità ultrasonica. "Vi trasportiamo con trasporto" slogan della… che diavolo di nome ha la Compagnia? Non me lo ricordo. Come faccio a saperlo, comunque?



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